Per la prima volta un afroamericano alla Casa Bianca, travolgendo le barriere razziali.
Il segnale inequivocabile che la fase di cambiamento che stiamo vivendo, è concreta, è arrivato. L´elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti ci conforta sulla realizzazione di un percorso di cambiamento nel quale crediamo profondamente. Il mutamento della civiltà occidentale, che aveva subito un drammatico tracollo dopo l´11 settembre 2001, vede oggi segnali di speranza che riguardano anche la nostra realtà territoriale. Unimpresarosa legge con ottimismo il risultato del voto americano anche alla luce delle ripercussioni che questa scelta storica avrà sulla società, sull´economia e sulle relazioni internazionali con il nostro Paese. Siamo convinti che la fase di recessione sui mercati finanziari vedrà un importante cambiamento dal quale anche le donne potranno trarre stimoli e opportunità di profondo significato.
Barack Obama alla guida della nazione più potente del mondo, e al tempo stessa più esposta sotto il profilo della sicurezza e nei confronti delle realtà mediorientali, è il simbolo concreto del percorso contemporaneo a favore delle pari opportunità.
Una fase storica che avrà sicure e positive ripercussioni sulla cognizione delle possibilità a cui ogni essere umano può accedere, nel nome della parità dei diritti. Non va sottovalutato, infatti, il segnale che giunge da Oltreoceano e che fa ben sperare tutti noi.
La vittoria di Obama, dunque, va letta in un contesto più ampio senza però dimenticare quanto importanti siano le ricadute che ne verranno . Barak Obama con il suo riformismo, nel quale convivono tradizione e rinnovamento, sfonda al centro travolgendo le tradizionali categorie di destra e sinistra. Un percorso innovativo che coinvolgerà trasversalmente il mondo intero. Attento al mercato in cui la crisi economica e finanziaria, è anche crisi di fiducia, calo dei consumi, rallentamento della produzione industriale, spettro della disoccupazione. Sono i terreni sui quali ha vinto la sfida con i conservatori, con la sua ricetta fatta di energie rinnovabili, più soldi e tutele ai poveri, più tasse ai ricchi.
Barbara Ciervo, presidente Unimpresarosa
La verifica dello stato di salute della politica agricola comune (Pac) dell’Ue - il cosiddetto Health Check- è un passaggio intermedio previsto nel percorso di assestamento della riforma Fischler del 2003, per valutare il suo stato di applicazione e l’eventuale necessità di apportarvi qualche modifica. Tecnicamente, l’Health check della Pac è un atto dovuto, lo strumento con cui la Commissione è chiamata a rispondere ad una serie di clausole di riesame previste dall’accordo che aveva varato la riforma e inserite nei suoi regolamenti applicativi; ma è politicamente assai significativo che tale appuntamento cada immediatamente prima della verifica sul bilancio dell’Unione richiesta dal Consiglio dell’Ue e prevista per il 2008-09, in vista del nuovo negoziato sulle prospettive finanziarie per il periodo successivo al 2013.
In sintesi gli obiettivi più qualificanti proposti nel documento della Commissione si possono così riassumere:
1. liberare la Pac dai residui del passato, specie sul fronte dei tradizionali strumenti di mercato cui per anni si è affidata la vecchia politica dei mercati agricoli, quindi abolizione del prezzo minimo come strumento generalizzato di sostegno al mercato; definitiva messa in soffitta del set aside come strumento di controllo della produzione; abolizione delle restituzioni all’esportazione; conferma del 31 marzo 2015 come data di estinzione del regime di controllo della produzione nel settore del latte e messa in campo di un regime transitorio, per preparare il terreno a quello che la Commissione chiama un “atterraggio morbido” del comparto verso un mercato senza quote . Il documento chiede di prevedere aiuti compensativi per i produttori di latte e prodotti lattiero-caseari nell’ambito dei nuovi piani di sviluppo rurale, anche eventualmente, con nuove misure rispetto a quelle già definite nel Psr 2007-2013. Per l’Italia il tema delle quote latte è “politicamente sensibile” visto che, insieme all’Austria, è uno dei paesi che importa oltre il 40% del latte che consuma.
2. completare la riforma del 2003 e consolidare i suoi elementi qualificanti, in particolare, per quanto riguarda il “disaccoppiamento”. Ricordiamo che, la riforma Pac 2003 aveva introdotto il concetto del disaccoppiamento del sostegno diretto ai redditi degli agricoltori, con l’introduzione di un regime di pagamento unico, non più connesso (accoppiato) alla produzione di colture o all’allevamento di animali specifici, ma basato su livelli di riferimento storici di aiuti diretti percepiti dagli agricoltori. Il disaccoppiamento degli aiuti diretti al reddito mira a sopprimere gli incentivi alla produzione che possono avere conseguenze negative sull’ambiente. Per il settore del tabacco, il nostro ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, chiede la possibilità di mantenere per questo settore l’attuale sistema degli aiuti (60% ancora accoppiati) fino al 2013; mentre secondo la Commissione dovrebbe cessare entro il 2009.
3. fare qualche passo avanti sul fronte della modalità di applicazione dei nuovi strumenti introdotti con la riforma Fischler e cioè la possibilità di regionalizzazione del pagamento unico disaccoppiato, ossia l’opzione di omogeneizzare l’importo per ettaro valido per il calcolo del Pua a favore delle imprese operanti in una stessa “regione”; la Modulazione obbligatoria, ossia il taglio dei pagamenti unici aziendali con cui finanziare il secondo pilastro e/o pagamenti speciali tipo art. 69; il rafforzamento dell’ex l’art. 69, ora articolo 68;
Il capitolo sulle cosiddette “nuove sfide” fa riferimento ad argomenti importanti quali cambiamento climatico, gestione delle acque, la difesa delle biodiversità e le energie rinnovabili. Il documento menziona l’esigenza di potenziare il secondo pilastro, sia in termini di risorse finanziarie sia, soprattutto, in termini di nuove competenze: ad esempio, si parla di rafforzare le misure di gestione del suolo, dell’acqua e degli ecosistemi; attenuare gli effetti dell’abolizione delle quote latte nelle zone montane; introdurre misure di gestione del rischio d’impresa calibrate alle diverse realtà territoriali; incentivare le bioenergie di seconda generazione.
L’Health check della Pac è un passo avanti e va nella direzione della futura politica che sarà incentrata non più su che cosa e quanto produrre, ma su come produrre: gli aiuti dovranno essere sempre più selettivi, per andare a premiare comportamenti virtuosi dal punto di vista collettivo.
La grande scommessa è quella di mettere al centro dell’intervento l’impresa agricola multifunzionale, il vero interlocutore delle politiche pubbliche per l’agricoltura ed il vero motore della crescita del sistema-Paese. L’agricoltura sostenibile del futuro è quella che si rivolge alla società rispondendo alle domande di qualità, di identità territoriale ma anche di salubrità, sicurezza ambientale e di energia rinnovabile: tutte questioni che – nel quadro di un modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle diverse potenzialità locali – rappresentano le nuove frontiere dell’impresa. Il nostro territorio e gli imprenditori che su di esso lavorano sono il vero valore aggiunto del Made in Italy agroalimentare, che va tutelato e valorizzato dal campo fino al consumatore finale.
Una maggiore consapevolezza della Politica Agricola Comune, può dare la possibilità agli operatori ed agli imprenditori agricoli di interagire con le Istituzioni locali, nazionali e comunitarie e, nel contempo, cogliere con maggiore consapevolezza le occasioni da esse promosse.
Anna Longobardi, Area Marketing Unimpresa
L’INPS, con messaggio n. 20551 del 17 settembre 2008, fornisce ulteriori precisazioni in merito alla “maxisanzione” prevista in caso di accertata occupazione di lavoratori “in nero” La sanzione di cui sopra si applica allorché venga accertato l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatorie.
Deve trattarsi, cioè, di un rapporto di lavoro che non risulti registrato o denunciato in nessuna forma.
Il comma 7 art. 36 - bis del D.L. 4 luglio 2006, n°248 ha completamente riscritto il contenuto dell’art. 3 del D.L. 22 febbraio 2002, n°12 stabilendo che l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria è punito con la sanzione amministrativa da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo (da ciò deriva che l’accertamento deve essere finalizzato ad individuare non soltanto il periodo di occupazione ma anche le giornate di effettivo lavoro). Lo stesso comma 7 stabilisce anche che l’importo delle sanzioni civili, connesse all’omesso versamento dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore occupato in nero, non può essere inferiore ad euro 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione accertata.
In tal caso l’accertamento, anche di una sola giornata di lavoro non registrata, comporta l’applicazione della sanzione civile di 3.000 euro oltre, ovviamente, i contributi e i premi dovuti.
Modificando le precedenti disposizioni, il comma 7 dell’art. 36bis ha stabilito, altresì, che all’irrogazione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi, di cui sopra, mediante ordinanza ingiunzione, non è più l’Agenzia delle Entrate, ma la Direzione provinciale del lavoro competente per territorio.
L’adozione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi di cui all’articolo 3 del decreto legge n. 12/2002, convertito con modificazioni nella legge n. 73/2002, relativi alle violazioni constatate prima della data del 12 agosto 2006, di entrata in vigore del presente decreto, resta di competenza della
Agenzia delle Entrate ed è soggetta alle disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (la legge n. 472/1997 detta le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie), e successive modificazioni, ad eccezione del comma 2 dell’art. 16.
Per l’applicazione della sanzione civile, qualora l’accertamento del lavoro in nero avvenga dopo il 12 agosto 2006, si applicherà sempre la sanzione per evasione con un minimo di 3.000 euro per ciascun dipendente.
Tuttavia, nel caso in cui il periodo di lavoro in nero si collochi in un arco temporale che non travalichi il 12 agosto 2006, e quindi la situazione di irregolarità fosse già cessata a tale ultima data, la sanzione civile da applicare sarà addebitata secondo le norme vigenti fino a tale data, cioè senza riferirsi ai 3.000 euro proporzionati al numero dei dipendenti, cui si è fatto cenno.
Vincenzo Longobardi, responsabile Politiche del Lavoro di Unimpresa
Il problema della scarsa presenza delle donne nel mondo del lavoro è una questione di primaria importanza. Ne è convinta Barbara Ciervo, presidente di Unimpresa Rosa, organismo attivo nella Federazione Regionale Puglia di Unimpresa.
Ancora troppo poche, pagate meno degli uomini e ostacolate nei percorsi di carriera, per colpa anche dei servizi sociali insufficienti. E’ sul terreno dell’accesso al lavoro secondo le indicazioni di Lisbona 2000 che va accettata e vinta la sfida di genere. E’ necessario riconoscere il ruolo ed il contributo delle donne nella società, nel lavoro e nella politica; affermare il principio costituente delle pari opportunità , che richiama questioni di libertà e democrazia. “La barriera che blocca l’accesso delle donne ai livelli più alti - sostiene Cervo - è ancora particolarmente robusta. Ci sono stati deboli segnali di miglioramento, che con Unimpresa Rosa intendiamo rafforzare”. La crescita in Puglia delle imprese a conduzione femminile, ha registrato un lieve aumento ma lo squilibrio è ancora altissimo. Le azioni positive possono far conoscere alle lavoratrici il senso del fondamentali dell’Unione Europea (Nizza 2000) che afferma che la parità deve essere assicurata in tutti i campi compreso in materia di occupazione, lavoro, retribuzione promuovendo proprio la carta delle azioni positive che entrano ufficialmente a far parte dei programmi nazionali e locali modificando le relazioni fra i diversi soggetti. Settanta i disegni di legge in Parlamento che riguardano a vario titolo la vita ed il lavoro dell’altra metà del cielo. L’ultimo in ordine di tempo è quello che riguarda la promozione della cultura delle pari opportunità e segnala, nonostante una quota considerevole di laureate, solo due rettori donne in Italia su 83 e il 15,9% di docenti ordinarie su un totale di 18 mila. E ancora, da una ricerca svolta dal Consiglio superiore della magistratura, risulta che nessuna donna è procuratore generale o presidente di corte d’assise.
Dichiara guerra al triste fenomeno delle “ dimissioni in bianco” il disegno 1248, proposto per contrastare l’espediente utilizzato da alcuni datori di lavoro per consentire un agevole licenziamento delle lavoratrici in caso di maternità. I dati Isfol Plus mettono in evidenza che nel 2006 una donna su nove è uscita dal mercato del lavoro in seguito alla maternità. Si pensi che l’Italia ha oggi la stessa percentuale di persone over 60 che gli USA avranno solo nel 2040. I dati ci indicano anche le priorità che deve avere la nostra iniziativa, al di là dei soliti luoghi comuni e delle analisi precostituite. “ In primo luogo è vero che l’accesso delle donne al mondo del lavoro risulta difficile ma è altrettanto serio lo step successivo, quando la donna si trova a svolgere la funzione di manager, madre e moglie. La priorità dell’intervento di Unimpresa Rosa, deve riguardare pertanto, gli aspetti della cosiddetta conciliazione. E’ fondamentale favorire , in ogni modo, l’ampliamento del part-time , anche se limitato ad alcuni periodi. In Europa l’occupazione femminile è elevata laddove è maggiormente diffuso il part-time che è lo strumento per eccellenza della conciliazione. Occorre riformare, con la gradualità del caso, il regime fiscale in coerenza con il quoziente familiare. La scelta di avere figli, sostenuta dal quoziente familiare e da una migliore rete dei servizi, pone l’esigenza di rafforzare le politiche di sostegno del congedo del part time, del reingresso nel mondo del lavoro. Tali aspetti vanno affrontati sul piano di una più efficace politica di servizi”. E’ tempo di passare ad un modello organizzativo che metta alla base le risorse umane, identificandone i diversi bisogni e le diverse motivazioni della gestione in rosa, consentendo loro di avanzare di carriera, conciliare al meglio la vita professionale e quella lavorativa, e portare all’azienda e all’organizzazione i vantaggi che le donne possono apportare.
a cura della redazione Ago Press
Tutti i media parlano di finanziarizzazione dell’economia, di titoli strutturati, subprime e quant’altro; ma cosa significa tutto questo? Volendo dare una spiegazione di carattere economico, possiamo dire che l’allontanamento da un modello macroeconomico di filone Keynesiano, ci ha condotto ad un “nuovo” liberismo economico senza regole e garanzie, ma che rincorre la possibilità dei facili guadagni, sfruttando, anche in questo settore, la globalizzazione e l’elevata mobilità dei capitali mondiali, sempre meno legata ad un’economia reale e sempre più indirizzata verso un’economia da più parti definita effimera, di carta.
Il modello Keynesiano, invece, richiama l’attenzione alla possibilità di trovare un equilibrio tra domanda ed offerta aggregata, tenendo in debito conto un fattore di carattere strutturale legato all’impossibilità del libero mercato di raggiungere la piena occupazione dei fattori produttivi (la mano invisibile di Adam Smith) e pertanto, per Keynes la possibilità di equilibrare le forze di mercato è data solo da un intervento di politica economica attraverso la manovra della spesa pubblica.
Oltre al mercato reale della domanda e dell’offerta di beni e servizi, bisogna poi considerare anche il mercato monetario (Modello IS-LM), per cui la forte immissione nel sistema di moneta, derivante dai ritmi di crescita dei paesi definiti Emergenti, ha provocato spiragli di inflazione che, dal mercato monetario si riverberano sul mercato reale, portando ad un aumento del costo del denaro; basti guardare l’Euribor, il tasso al quale le banche si prestano denaro tra loro e sul quale si calcola il prezzo a cui lo prestano a famiglie e imprese: questo indicatore è arrivato a sfiorare il 5,4 per cento, il punto più alto dal 1994. L’aumento del costo del denaro incide sui consumi delle famiglie, chiamate a rimborsare mutui a tasso variabile con rate sempre più alte a fronte di redditi in progressiva diminuzione e sugli investimenti delle imprese, per la difficoltà di accesso al credito bancario.
Se si abbassa la curva della Domanda Aggregata, legata all’influenza di queste sue due importanti componenti, cresce l’inflazione e aumentano i prezzi; la crescita dell’inflazione inciderà sulla propensione degli operatori economici al consumo (ed al risparmio) e sugli investimenti e quindi la riduzione di liquidità sul mercato monetario influenzerà il mercato reale, per la difficoltà a finanziare gli investimenti produttivi delle imprese e ciò influirà sull’occupazione.
Questa mia breve, ed alquanto semplicistica, spiegazione del legame tra economia reale ed economia monetaria, vuole essere un monito per renderci conto di quanto sia importante trascurare i modelli falsificati della finanza e avvicinarci sempre di più al vero cuore pulsante dell’economia, l’economia reale, l’economia fatta dalle famiglie ed i loro consumi, dalle imprese ed i loro investimenti e dallo Stato con la Spesa Pubblica.
Ciò che sta accadendo sulle piazze finanziarie di tutto il mondo non può non preoccupare tutti gli operatori economici sulle possibili conseguenze che tutto questo può avere sulla fetta più importante dell’economia del nostro Paese: le Piccole e Medie Imprese (PMI), che rappresentano circa il 99% della struttura produttiva nazionale.
Le piccole imprese, pur incolpevoli rispetto a quanto sta avvenendo, stanno soffrendo e rischiano di pagare pesantemente la crisi del mercato del credito. Un'accresciuta difficoltà nell'accesso al finanziamento bancario significa tempi più lunghi, la richiesta di maggiori garanzie, maggiore burocrazia, diminuzione del credito disponibile ecc. E’ chiaro che se il sistema delle imprese si ferma i primi a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori.
La gravità e la dimensione della crisi mettono in evidenza, ancora una volta, la necessità di un profondo ripensamento delle regole, dei controlli e della trasparenza dei mercati, che deve diventare un imperativo a tutti i livelli e per tutti gli operatori, società di rating, banche, operatori finanziari, autorità di controllo ecc.
Auspichiamo quindi interventi precisi, quanto tempestivi, sul fronte della garanzia al credito e del sostegno agli investimenti in particolare alle piccole imprese e su questo fronte diventa quindi ancora più urgente potenziare il ruolo dei Consorzi Fidi, valorizzando la loro funzione fondamentale che consiste nel fornire garanzie per consentire ai piccoli imprenditori di ottenere i finanziamenti necessari ad effettuare investimenti e creare occupazione.
Bisogna ricordare che la banca, nella sua funzione di gestione del credito e del risparmio non è un'impresa come le altre, con la pura e semplice vocazione al profitto, ma che essa dispone di denaro altrui e deve renderne costantemente conto, e che gli istituti di credito hanno senso soltanto se contribuiscono allo sviluppo dell'economia generale e al benessere sociale, e non solo ai loro azionisti.
Anna Longobardi, responsabile marketing di Unimpresa
Dal primo al 4 ottobre, a Roma, nell’ambito del Salone Internazionale dedicato all’energia, si sono svolte molte conferenze, corsi di formazione e seminari sull’energia eolica e di tutte le altre fonti rinnovabili in Europa, nel mondo e in particolare nel Mediterraneo.
Gli argomenti trattati sono stati quelli riguardanti eolico, solare, idrico, biomassa, biocarburante e tutto ciò che influenza i cambiamenti climatici.
La presenza di molti espositori provenienti da tutti i Continenti, e l’importanza degli argomenti affrontati nelle relazioni svolte da personalità del mondo scientifico, tecnico, economico e politico, ha richiamato l’interesse di ingegneri, progettisti, industriali, società di import-export, imprenditori, ricercatori, studenti e insegnanti, nonché di privati cittadini che, ormai sempre più numerosi, sono convinti della necessità di un impegno comune per risolvere i problemi energetici e ambientali del nostro tempo.
E’ stato per tutti un importante momento di incontro, di contatti e di scambi di informazioni tra visitatori ed esperti del settore, provenienti anche da Paesi lontani come Cina, Giappone, Canada, Stati Uniti, Australia e dai più importanti Paesi europei.
La manifestazione fieristica è stata anche una testimonianza dell’impegno delle imprese italiane per contribuire al progresso, nel campo delle tecnologie, per la produzione di energia pulita.
L’evento ha suscitato molto interesse, ma anche qualche preoccupazione a causa del momento critico che l’economia mondiale sta attraversando e per le difficoltà dei gruppi finanziari statunitensi che si ripercuotono, in maggiore o minore misura, su tutta l’economia mondiale.
Una delle vie per uscire da questa crisi è quella che i governi, a cominciare da quelli dei maggiori Paesi industrializzati, riprendano il controllo, sul modo di operare spesso truffaldino, di alcuni gruppi finanziari e stroncare sul nascere le iniziative che danneggiano l’economia reale, basata sulle attività delle imprese (piccole, medie e grandi) che producono ricchezza e benessere, utilizzando le capacità professionali di tutti i lavoratori.
Nonostante tutte le difficoltà incontrate dai nostri imprenditori, anche nel comparto energetico, nei rapporti con le banche, con la burocrazia e con quanti remano contro il progresso nel campo delle energie rinnovabili, per difendere posizioni economiche e di potere personale, si assiste ai grandi balzi in avanti che si compiono nel campo della produzione dell’energia pulita.
Dobbiamo augurarci che anche i flussi finanziari vengano indirizzati verso le iniziative in grado di produrre benessere e ricchezza per tutti e non siano orientati verso attività speculative in mano al bando di avventurieri per perseguire solo il tornaconto personale, come, purtroppo, spesso avviene.
Bruno Latella, presidente onorario Unimpresa
Il processo di globalizzazione ha stimolato la centralità delle realtà territoriali. Il sistema locale è stato riscoperto come fonte importante di vantaggio competitivo e di organizzazione economica all’interno di un sistema geopolitico sempre più globalizzato. A partire dal Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, si attribuisce all’internazionalizzazione la capacità di intervenire in modo significativo su alcune variabili fondamentali per lo sviluppo territoriale.
A tale riguardo è interessante il modello del PRINT (“Programmi Regionali per l’Internazionalizzazione”) del Ministero degli Affari Esteri e delle Attività Produttive che riguarda un documento di accompagnamento alla programmazione economica e finanziaria di una Regione. È uno strumento di monitoraggio e valutazione delle attività internazionali svolte dai vari settori dell’amministrazione regionale. È stato messo a punto da “Italia Internazionale: Sei Regioni per cinque Continenti”, il progetto di assistenza tecnica in cui rientrano le Regioni definite dell’obiettivo 1 dalla Commissione europea, ossia le regioni con un Prodotto Interno Lordo (Pil) pro-capite inferiore al 75% della media comunitaria: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia. Ad esse si aggiunge il Molise, unica regione in sostegno transitorio. Nel 2007-2013, la funzione del PRINT sarà di tracciare la strategia della Regione sui processi di integrazione con i territori comunitari e di cooperazione e partenariato con i territori esterni all’Unione Europea. Attualmente, lo strumento principale di attuazione del PRINT sono i Programmi Operativi Regionali 2000-2006. Questi, in alcuni casi, sono stati profondamente trasformati nel medio periodo prevedendo ex-novo aiuti pubblici alle imprese e azioni di accompagnamento e di sistema: fiere e mostre, missioni ed eventi, studi e reti, sportello per l’internazionalizzazione delle PMI e Progetti-Paese o settoriali; promozione di accordi ed intese con enti esteri; eccetera.
I settori di intervento spaziano dalla formazione alla finanza locale; dal turismo ai beni culturali; dall’ambiente allo sviluppo sostenibile; dall’internazionalizzazione delle PMI alla comunicazione.
Alcune azioni sono realizzate con la collaborazione dell’Istituto per il Commercio con l’Estero (ICE) e della SIMEST S.pA (Società pubblica per le imprese all’estero).
L’assistenza alle Regioni è concordata nell’ambito di Piani annuali ed è assicurata da una “Task Force Internazionalizzazione del Ministero delle Attività Produttive (TFI - MAP)”, formata da professionisti aventi esperienza decennale nella definizione di progetti di internazionalizzazione e nella gestione dei Fondi Strutturali Comunitari.
I referenti regionali della TFI – MAP coordinano e coadiuvano l’assistenza tecnica prestata in loco attraverso i Presidi Regionali di Assistenza Tecnica, operativi in ciascuna Regione Ob. 1 e formati da team di esperti nella internazionalizzazione aventi una profonda conoscenza del tessuto produttivo locale.
Se il PRINT è lo strumento di programmazione che permette di rendere organica l’azione pubblica, il progetto Paese rappresenta lo strumento operativo con il quale lo sviluppo locale può confrontarsi secondo una logica che mira creare un’immagine forte e unitaria della regione. I “Progetti Paese” rappresentano una nuova metodologia diretta a coinvolgere l’intero tessuto imprenditoriale locale in detti Paesi-target, (mercati maturi, area cd. Di vicinato, paesi Bric, nuovi mercati focus) facilitando le PMI ad intraprendere il complesso percorso di internazionalizzazione.
Il progetto di Italia Internazionale, ha visto cosi esprimersi, nella sua migliore formula, che vede al centro della sua azione lo sviluppo delle aree distrettuali e dei sistemi locali, mediante gli ultimi progetti sviluppati grazie alla collaborazione dell’Eurosportello della CCIA di Napoli e della rete di Sprint Campania. I due progetti hanno riguardato una task-force italo-russa, puntando allo sviluppo di due aree distrettuali, che rappresentano il cuore della produttività campana: il Polo orafo Campano (che comprende Tarì, Oromare, borgo degli orefici e Vulcano Prom Art) e i distretti del Tessile abbigliamento e Calzature dell’area Giuglianese e S.Giuseppe Vesuviano, per un totale di circa 40 mila imprese coinvolte in un area di 48 comuni.
Anna Longobardi, responsabile marketing Unimpresa