Mondo Impresa

"Non l'acciaio, non il cemento, ma la cultura è la materia prima delle imprese" (Colin Tweddy)
venerdì, 14 novembre 2008

MARINA DI STABIA, IL SUD CHE FUNZIONA

A meno di sei mesi dallo scandalo dei rifiuti, che ha riempito le pagine di tutti i giornali del mondo, mettendo in luce una realtà campana di degrado e di camorra, per Unimpresa è giunto il momento di un riscatto  “morale”, o meglio etico , per il legame con una Regione che è sede del vero cuore pulsante, del nucleo operativo dell’Associazione da cui dipendono 16 Federazioni Regionali, 61 Associazioni provinciali e 310 Associazioni locali e per la nostra convinzione che le opportunità che offre questa regione siano da valorizzare e che la bellezza della nostra terra e la creatività del nostro management possa davvero riscattare il sud. Su questa base, il centro studi di Unimpresa sta portando avanti un progetto teso a dare una maggiore visibilità ed informazione a tutti i nostri utenti circa le realtà di successo della nostra Regione, i prodotti di punta conosciuti in tutto il mondo, dalla moda all’agroalimentare, dalla tradizione artigianale alla cantieristica navale, prodotti che vanno a comporre il panel del made in Italy di successo e di qualità. A partire dalla città di Castellammare di Stabia, dove risiede la sede amministrativa di Unimpresa, un’opera straordinaria sta dando riscatto ad una crisi industriale che ha interessato per anni quest’area e che darà lavoro ad oltre 400 persone. Presente all’ultimo salone nautico di Genova, la più importante fiera del settore; dal 23 al 26 ottobre di quest’anno è stata sede  della Borsa internazionale del charter e  del turismo  Nautico, con oltre 1800 visitatori giunti da tutto il mondo: stiamo parlando del porto turistico Marina di Stabia, su progetto architettonico dello Studio Conti & associati di Udine per le opere marittime e dall’architetto Massimiliano Fuksas per quelle a terra. Su un tratto di costa posta di fronte all’isola di Capri e che rappresenta storicamente una delle culle della marineria italiana, dai cui bacini sono uscite la prima nave a vapore, la prima corazzata in ferro e la nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci, l’opera portuale di Castellammare di Stabia è considerata una delle più importanti dell’intero bacino del mediterraneo, sia per le dimensioni quanto per le soluzioni tecnologiche adottate per assicurare il ricircolo delle acque e la sicurezza degli approdi. La struttura si estende su un’area di 450.000 mq, 1300 posti barca, di cui 161 al coperto, con bunkeraggio per ogni posto barca, torre di controllo, capitaneria, darsena per riparazioni con cantiere nautico, scali di alaggio, scivolo, parcheggi riservati, servizi a terra.  Una delle caratteristiche che rende tale porto molto interessante per i superyacht è che è in grado di ospitare navi fino a 80 metri di lunghezza, garantendo sempre un fondale non inferiore a 5 metri. L'ambiente naturale e urbanistico in cui è immerso  assicura soggiorni piacevoli e nei quali è reperibile ogni cosa, compresa la proverbiale ospitalità della gente del luogo e la competenza in tutto ciò che è strettamente legato alle attività in mare. Inoltre, l'ubicazione strategica del marina che si trova a sole 25 miglia dalla città di Napoli, la prossimità con l'aeroporto internazionale del capoluogo partenopeo, unitamente alla stazione ferroviaria e ai collegamenti autostradali, rendono il nuovo marina campano molto interessante per chi intende usufruirne  per situazioni stanziali oppure solo come meta di passaggio. Marina di Stabia è un punto di svolta, perché è il primo porto turistico di nuova generazione in Campania, con funzione di “hub”, ovvero di perno rispetto agli scali circostanti, rispetto ad una portualità inferiore che esiste lungo le nostre coste e che  necessita di essere attrezzata secondo i Piani di Sviluppo Regionale. Alle spalle del porto saranno presenti strutture alberghiere, ristoranti, cinema, business centre, centri estetici e sportivi ed una nuova fermata delle Ferrovie dello Stato. Insomma Marina di Stabia rappresenta l’esempio di come è possibile tramutare la bellezza delle nostre terre in sostanza, attraverso una cultura di impresa coinvolta in un progetto di più ampio respiro.
Anna Longobardi, Area Marketing Unimpresa
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venerdì, 07 novembre 2008

BARACK OBAMA ALLA PRESIDENZA DEGLI USA. IL CAMBIAMENTO E' REALTA'

Per la prima volta un afroamericano alla Casa Bianca, travolgendo le barriere razziali.
Il segnale inequivocabile che la fase di cambiamento che stiamo vivendo, è concreta, è arrivato.  L´elezione di Barack Obama  alla presidenza degli Stati Uniti ci conforta sulla realizzazione di un percorso di cambiamento nel quale crediamo profondamente.  Il mutamento della civiltà occidentale, che aveva subito un drammatico tracollo dopo l´11 settembre 2001, vede oggi segnali di speranza che riguardano anche la nostra realtà territoriale. Unimpresarosa legge con ottimismo il risultato del voto americano anche alla luce delle ripercussioni che questa scelta storica avrà sulla società, sull´economia e sulle relazioni internazionali con il nostro Paese.  Siamo convinti che la fase di recessione sui mercati finanziari vedrà un importante cambiamento dal quale anche le donne potranno trarre stimoli e opportunità di profondo significato.
Barack Obama alla guida della nazione più potente del mondo, e al tempo stessa più esposta sotto il profilo della sicurezza e nei confronti delle realtà mediorientali, è il simbolo concreto del percorso  contemporaneo a favore delle pari opportunità.
Una fase storica che avrà sicure e positive ripercussioni sulla cognizione delle possibilità a cui  ogni essere umano può accedere, nel nome della parità dei diritti. Non va sottovalutato, infatti, il segnale che giunge da Oltreoceano e che fa ben sperare tutti noi.
La vittoria di Obama, dunque, va letta in un contesto più ampio senza però dimenticare quanto importanti siano le ricadute che ne verranno . Barak Obama con il suo riformismo, nel quale convivono tradizione e rinnovamento, sfonda al centro travolgendo le tradizionali categorie di destra e sinistra. Un percorso innovativo che coinvolgerà trasversalmente il mondo intero. Attento al mercato in cui la  crisi economica e finanziaria, è anche crisi di fiducia, calo dei consumi, rallentamento della produzione industriale, spettro della disoccupazione. Sono i terreni sui quali ha vinto la sfida con i conservatori, con la sua ricetta fatta di energie rinnovabili, più soldi e tutele ai poveri, più tasse ai ricchi.

Barbara Ciervo, presidente Unimpresarosa

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venerdì, 07 novembre 2008

UN CHECK UP PER L’AGRICOLTURA

La verifica dello stato di salute della politica agricola comune (Pac) dell’Ue - il cosiddetto Health Check-  è un passaggio intermedio previsto nel percorso di assestamento della riforma Fischler del 2003, per valutare il suo stato di applicazione e l’eventuale necessità di apportarvi qualche modifica. Tecnicamente, l’Health check della Pac è un atto dovuto, lo strumento con cui la Commissione è chiamata a rispondere ad una serie di clausole di riesame previste dall’accordo che aveva varato la riforma e inserite nei suoi regolamenti applicativi; ma è politicamente assai significativo che tale appuntamento cada immediatamente prima della verifica sul bilancio dell’Unione richiesta dal Consiglio dell’Ue  e prevista per il 2008-09, in vista del nuovo negoziato sulle prospettive finanziarie per il periodo successivo al 2013.
In sintesi  gli obiettivi più qualificanti proposti nel documento  della Commissione si possono così riassumere:
 1.  liberare la Pac dai residui del passato, specie sul fronte dei tradizionali strumenti di mercato cui per anni si è affidata la vecchia politica dei mercati agricoli, quindi abolizione del prezzo minimo come strumento generalizzato di sostegno al mercato; definitiva messa in soffitta del set aside come strumento di controllo della produzione; abolizione delle restituzioni all’esportazione; conferma del 31 marzo 2015 come data di estinzione del regime di controllo della produzione nel settore del latte e messa in campo di un regime transitorio, per preparare il terreno a quello che la Commissione chiama un “atterraggio morbido” del comparto verso un mercato senza quote . Il documento chiede di prevedere aiuti compensativi per i produttori di latte e prodotti lattiero-caseari nell’ambito dei nuovi piani di sviluppo rurale, anche eventualmente, con nuove misure rispetto a quelle già definite nel Psr 2007-2013. Per l’Italia il tema delle quote latte è “politicamente sensibile” visto che, insieme all’Austria, è uno dei paesi che importa oltre il 40% del latte che consuma.
2. completare la riforma del 2003  e consolidare i suoi elementi qualificanti, in particolare, per quanto riguarda il “disaccoppiamento”. Ricordiamo che, la riforma Pac 2003 aveva introdotto il concetto del disaccoppiamento del sostegno diretto ai redditi degli agricoltori, con l’introduzione di un regime di pagamento unico, non più connesso (accoppiato) alla produzione di colture o all’allevamento di animali specifici, ma basato su livelli di riferimento storici di aiuti diretti percepiti dagli agricoltori. Il disaccoppiamento degli aiuti diretti al reddito mira a sopprimere gli incentivi alla produzione che possono avere conseguenze negative sull’ambiente. Per il settore del tabacco, il nostro ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, chiede la possibilità di mantenere per questo settore  l’attuale sistema  degli aiuti  (60% ancora accoppiati) fino al 2013; mentre secondo la Commissione dovrebbe cessare entro il 2009.
3. fare qualche passo avanti sul fronte della modalità di applicazione dei nuovi strumenti introdotti con la riforma Fischler e cioè  la possibilità di regionalizzazione del pagamento unico disaccoppiato, ossia l’opzione di omogeneizzare l’importo per ettaro valido per il calcolo del Pua a favore delle imprese operanti in una stessa “regione”; la Modulazione obbligatoria, ossia il taglio dei pagamenti unici aziendali con cui finanziare il secondo pilastro e/o pagamenti speciali tipo art. 69; il rafforzamento dell’ex l’art. 69, ora articolo 68;
Il capitolo sulle cosiddette “nuove sfide”  fa riferimento ad argomenti importanti quali cambiamento climatico, gestione delle acque, la difesa delle biodiversità e le energie rinnovabili. Il documento menziona  l’esigenza di potenziare il secondo pilastro, sia in termini di risorse finanziarie sia, soprattutto, in termini di nuove competenze: ad esempio, si parla di rafforzare le misure di gestione del suolo, dell’acqua e degli ecosistemi; attenuare gli effetti dell’abolizione delle quote latte nelle zone montane; introdurre misure di gestione del rischio d’impresa calibrate alle diverse realtà territoriali; incentivare le bioenergie di seconda generazione.
L’Health check della Pac è un passo avanti e va  nella  direzione della  futura politica che sarà incentrata non più su che cosa e quanto produrre, ma su come produrre: gli aiuti dovranno essere sempre più selettivi, per andare a premiare comportamenti virtuosi dal punto di vista collettivo.  
La grande scommessa è quella di mettere al centro dell’intervento l’impresa agricola multifunzionale, il vero interlocutore delle politiche pubbliche per l’agricoltura ed il vero motore della crescita del sistema-Paese. L’agricoltura sostenibile del futuro è quella che si rivolge alla società rispondendo alle domande di qualità, di identità territoriale ma anche di salubrità, sicurezza ambientale e di energia rinnovabile: tutte questioni che – nel quadro di un modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle diverse potenzialità locali – rappresentano le nuove frontiere dell’impresa. Il nostro territorio e gli imprenditori che su di esso lavorano sono il vero valore aggiunto del Made in Italy agroalimentare, che va tutelato e valorizzato dal campo fino al consumatore finale.
Una maggiore consapevolezza della Politica Agricola Comune, può dare la possibilità agli operatori ed agli imprenditori agricoli di interagire con le Istituzioni locali, nazionali e comunitarie e, nel contempo, cogliere con maggiore consapevolezza le occasioni da esse promosse.

Anna Longobardi, Area Marketing Unimpresa

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venerdì, 31 ottobre 2008

SANZIONI CIVILI PER IL LAVORO NERO

L’INPS, con messaggio n. 20551 del 17 settembre 2008, fornisce ulteriori precisazioni in merito alla “maxisanzione” prevista in caso di accertata occupazione di lavoratori “in nero” La sanzione di cui sopra si applica allorché venga accertato l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatorie.
Deve trattarsi, cioè, di un rapporto di lavoro che non risulti registrato o denunciato in nessuna forma.
Il comma 7 art. 36 - bis del D.L. 4 luglio 2006, n°248 ha completamente riscritto il contenuto dell’art. 3 del D.L. 22 febbraio 2002, n°12 stabilendo che l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria è punito con la sanzione amministrativa da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo (da ciò deriva che l’accertamento deve essere finalizzato ad individuare non soltanto il periodo di occupazione ma anche le giornate di effettivo lavoro). Lo stesso comma 7 stabilisce anche che l’importo delle sanzioni civili, connesse all’omesso versamento dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore occupato in nero, non può essere inferiore ad euro 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione accertata.
In tal caso l’accertamento, anche di una sola giornata di lavoro non registrata, comporta l’applicazione della sanzione civile di 3.000 euro oltre, ovviamente, i contributi e i premi dovuti.
Modificando le precedenti disposizioni, il comma 7 dell’art. 36bis ha stabilito, altresì, che all’irrogazione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi, di cui sopra, mediante ordinanza ingiunzione, non è più l’Agenzia delle Entrate, ma la Direzione provinciale del lavoro competente per territorio.
L’adozione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi di cui all’articolo 3 del decreto legge n. 12/2002, convertito con modificazioni nella legge n. 73/2002, relativi alle violazioni constatate prima della data del 12 agosto 2006, di entrata in vigore del presente decreto, resta di competenza della
Agenzia delle Entrate ed è soggetta alle disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (la legge n. 472/1997 detta le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie), e successive modificazioni, ad eccezione del comma 2 dell’art. 16.
Per l’applicazione della sanzione civile, qualora l’accertamento del lavoro in nero avvenga dopo il 12 agosto 2006, si applicherà sempre la sanzione per evasione con un minimo di 3.000 euro per ciascun dipendente.
Tuttavia, nel caso in cui il periodo di lavoro in nero si collochi in un arco temporale che non travalichi il 12 agosto 2006, e quindi la situazione di irregolarità fosse già cessata a tale ultima data, la sanzione civile da applicare sarà addebitata secondo le norme vigenti fino a tale data, cioè senza riferirsi ai 3.000 euro proporzionati al numero dei dipendenti, cui si è fatto cenno.
Vincenzo Longobardi, responsabile Politiche del Lavoro di Unimpresa

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venerdì, 31 ottobre 2008

QUALITA' AGRICOLA, L'UE IN CAMPO

La Commissione europea ha deciso lanciare una riflessione su come accertare la politica più adatta a proteggere e promuovere la qualità  dei prodotti agricoli europei. Lo strumento individuato, in sostanza una inchiesta pubblica sulla qualità dei prodotti agroalimentari, è il “Libro Verde sulla qualità alimentare”, largamente diffuso per richiedere pareri a tutte gli organizzazioni e cittadini interessati alla qualità dei prodotti agricoli.
Le motivazioni di questa ricerca nascono dalla considerazione che di fronte alle sfide della globalizzazione, con la sempre più massiccia pressione dei prodotti a basso costo dei paesi emergenti, i coltivatori dell’UE hanno come arma principale la “qualità”. Per tale motivo, la Commissione ritiene che gli agricoltori europei non debbano considerare gli adempimenti relativi a sicurezza e qualità degli alimenti come dei vincoli, ma piuttosto come delle opportunità per rispondere alle richieste dei consumatori e distinguere nettamente i propri prodotti sul mercato e ottenere così un vantaggio competitivo. In pratica, come ha detto anche la commissaria europea per l'agricoltura Mariann Fischer Boel, nell'Ue già esiste tutta una gamma di strumenti politici e di sistemi specifici concernenti la qualità, si tratta di sapere dalle persone interessate se queste misure funzionano correttamente e cos'altro eventualmente si deve fare.
Il Libro verde è diviso in tre parti: requisiti minimi di produzione e norme di commercializzazione;  regimi specifici dell'Ue in materia di qualità (indicazioni geografiche, specialità tradizionali, agricoltura biologica);  schemi di certificazione della qualità dei prodotti alimentari (nel settore privato). Con il Libro verde la Commissione affronta diverse questioni, tra le quali: occorre indicare il luogo in cui è avvenuta la produzione primaria dei prodotti agricoli (Ue/paesi terzi)? vanno previste norme Ue intese a definire concetti come “prodotto di montagna” o ”prodotto di fattoria”? come si deve sviluppare il sistema delle indicazioni geografiche (Ig) e come tutelarle più efficacemente nei paesi terzi; come migliorare il funzionamento del mercato unico europeo per i prodotti biologici? come evitare il rischio che gli acquirenti siano indotti in errore dai sistemi di certificazione? ecc.
Siamo certi che il Libro verde sarà utile per capire come rafforzare gli strumenti di valorizzazione e controllo a disposizione dell’UE, in ogni caso ci corre l’obbligo di  segnalare che il tema della qualità e della salubrità degli alimenti  non si esaurisce con le domande che vengono  poste, come pure che in esso non viene affrontato il tema della distorsione sul libero commercio all’interno della UE provocata dalla posizione dominante di alcuni marchi europei riconducibili sostanzialmente alla grande distribuzione organizzata e che non viene affrontato adeguatamente il tema della scarsa qualità e sicurezza dei prodotti agricoli di provenienza extra UE. Inoltre molte domande vengono poste in modo da poter generare confusione nel lettore, pertanto invitiamo, oltre ai nostri associati, tutti coloro che lo riterranno opportuno a contattare le sedi UNIMPRESA per approfondire i temi che la commissione pone con le domande del questionario.
Emilio Ferrara, Unimpresa Giovani Imprenditori
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venerdì, 24 ottobre 2008

PARI OPPORTUNITA': CIERVO (UNIMPRESA ROSA): ANCORA DISCRIMINAZIONI DA AZZERARE

Il problema della scarsa presenza delle donne nel mondo del lavoro è una questione di primaria importanza. Ne è convinta Barbara Ciervo, presidente di Unimpresa Rosa, organismo attivo nella Federazione Regionale Puglia di Unimpresa.
Ancora troppo poche, pagate meno degli uomini e ostacolate nei percorsi di carriera, per colpa anche dei servizi sociali insufficienti. E’ sul terreno dell’accesso al lavoro secondo le indicazioni di Lisbona 2000 che va accettata e vinta la sfida di genere.  E’ necessario riconoscere il ruolo ed il contributo delle donne nella società, nel lavoro e nella politica; affermare il principio costituente  delle pari opportunità , che richiama questioni di libertà e democrazia. “La barriera che blocca l’accesso delle donne ai livelli più alti - sostiene Cervo - è ancora particolarmente robusta. Ci sono stati deboli segnali di miglioramento, che con Unimpresa Rosa intendiamo rafforzare”. La crescita in Puglia delle imprese a conduzione femminile, ha registrato un lieve aumento ma lo squilibrio è ancora altissimo. Le azioni positive possono far conoscere alle lavoratrici il senso del fondamentali dell’Unione Europea (Nizza 2000) che afferma che la parità deve essere assicurata in tutti i campi compreso in materia di occupazione, lavoro, retribuzione promuovendo proprio la carta delle azioni positive che entrano ufficialmente a far parte dei programmi nazionali e locali modificando le relazioni fra i diversi soggetti. Settanta i  disegni di legge in Parlamento che riguardano a vario titolo la vita ed il lavoro dell’altra metà del cielo. L’ultimo in ordine di tempo è quello che riguarda la promozione della cultura  delle pari opportunità e segnala, nonostante una quota considerevole di laureate, solo due rettori donne in Italia su 83 e il 15,9% di docenti ordinarie su un totale di 18 mila. E ancora, da una ricerca svolta dal Consiglio superiore della magistratura, risulta che nessuna donna è procuratore generale o presidente di corte d’assise.
Dichiara guerra al triste fenomeno delle “ dimissioni in bianco” il disegno  1248, proposto per contrastare l’espediente utilizzato  da alcuni datori di lavoro per consentire un agevole licenziamento delle lavoratrici in caso di maternità. I dati Isfol Plus mettono in evidenza che nel 2006 una donna su nove è uscita dal mercato del lavoro in seguito alla maternità. Si pensi che l’Italia ha oggi la stessa percentuale di persone over 60 che gli USA avranno solo nel 2040. I dati ci indicano anche le priorità che deve avere la nostra iniziativa, al di là dei soliti luoghi comuni e delle analisi precostituite. “ In primo luogo è vero che l’accesso delle donne al mondo del lavoro risulta difficile ma è altrettanto serio lo step successivo, quando la donna si trova a svolgere la funzione di manager, madre e moglie. La priorità dell’intervento di Unimpresa Rosa, deve riguardare pertanto, gli aspetti della cosiddetta conciliazione. E’ fondamentale favorire , in ogni modo, l’ampliamento del part-time , anche se limitato ad alcuni periodi. In Europa l’occupazione femminile è elevata laddove è maggiormente diffuso il part-time che è lo strumento per eccellenza della conciliazione. Occorre riformare, con la gradualità del caso, il regime fiscale in coerenza con il quoziente familiare. La scelta di avere figli, sostenuta dal quoziente familiare e da una migliore rete dei servizi, pone l’esigenza di rafforzare le politiche di sostegno del congedo del part time, del reingresso nel mondo del lavoro.  Tali aspetti vanno affrontati sul piano di una più efficace politica di servizi”. E’ tempo di passare ad un modello organizzativo che metta alla base le risorse umane, identificandone i diversi bisogni e le diverse motivazioni della gestione in rosa, consentendo loro di avanzare di carriera, conciliare al meglio la vita professionale e quella lavorativa, e portare all’azienda e all’organizzazione i vantaggi che le donne possono apportare.

a cura della redazione Ago Press

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venerdì, 24 ottobre 2008

GLI EFFETTI DELLA CRISI FINANZIARIA SULLE PMI

Tutti i media parlano di finanziarizzazione dell’economia, di titoli strutturati, subprime e quant’altro; ma cosa significa tutto questo? Volendo dare una spiegazione di carattere economico, possiamo dire che l’allontanamento da un modello macroeconomico di filone Keynesiano, ci ha condotto ad un “nuovo” liberismo economico senza regole e garanzie, ma che rincorre la possibilità dei facili guadagni, sfruttando, anche in questo settore, la globalizzazione e l’elevata mobilità dei capitali mondiali, sempre meno legata ad un’economia reale e sempre più indirizzata verso un’economia da più parti definita effimera, di carta.
Il modello Keynesiano, invece, richiama l’attenzione alla possibilità di trovare un equilibrio tra domanda ed offerta aggregata, tenendo in debito conto un fattore di carattere strutturale legato all’impossibilità del libero mercato di raggiungere la piena occupazione dei fattori produttivi (la mano invisibile di Adam Smith) e pertanto, per Keynes la possibilità di equilibrare le forze di mercato è data solo da un intervento di politica economica attraverso la manovra della spesa pubblica.
Oltre al mercato reale della domanda e dell’offerta di beni e servizi, bisogna poi considerare anche il mercato monetario (Modello IS-LM), per cui la forte immissione nel sistema di moneta, derivante dai ritmi di crescita dei paesi definiti Emergenti, ha provocato spiragli di inflazione che, dal mercato monetario si riverberano sul mercato reale, portando ad un aumento del costo del denaro; basti guardare l’Euribor, il tasso al quale le banche si prestano denaro tra loro e sul quale si calcola il prezzo a cui lo prestano a famiglie e imprese: questo indicatore è arrivato a sfiorare il 5,4 per cento, il punto più alto dal 1994. L’aumento del costo del denaro incide sui   consumi delle famiglie, chiamate a rimborsare mutui a tasso variabile con rate sempre più alte a fronte di redditi in progressiva diminuzione e sugli investimenti delle imprese, per la difficoltà di accesso al credito bancario.
 Se si abbassa la curva della Domanda Aggregata, legata all’influenza di queste sue due importanti componenti, cresce l’inflazione e  aumentano i prezzi; la crescita dell’inflazione inciderà sulla propensione degli operatori economici al consumo (ed al risparmio) e sugli investimenti  e quindi la riduzione di liquidità sul mercato monetario influenzerà il mercato reale, per la difficoltà a finanziare gli investimenti produttivi delle imprese e ciò influirà sull’occupazione.
Questa mia breve, ed alquanto semplicistica, spiegazione del legame tra economia reale ed economia monetaria, vuole essere  un monito per renderci conto di quanto sia importante trascurare i modelli falsificati della finanza e avvicinarci sempre di più al vero cuore pulsante dell’economia, l’economia reale, l’economia fatta dalle famiglie ed i loro consumi, dalle imprese ed i loro investimenti e dallo Stato con la Spesa Pubblica.
Ciò che sta accadendo sulle piazze finanziarie di tutto il mondo non può non preoccupare tutti gli operatori economici sulle possibili conseguenze che tutto questo può avere sulla fetta più importante dell’economia del nostro Paese: le Piccole e Medie Imprese (PMI), che rappresentano circa il 99% della struttura produttiva nazionale.
Le piccole imprese, pur incolpevoli rispetto a quanto sta avvenendo, stanno soffrendo e rischiano di pagare pesantemente la crisi del mercato del credito. Un'accresciuta difficoltà nell'accesso al finanziamento bancario significa tempi più lunghi, la richiesta di maggiori garanzie, maggiore burocrazia, diminuzione del credito disponibile ecc. E’ chiaro che se il sistema delle imprese si ferma i primi a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori.
La gravità e la dimensione della crisi mettono in evidenza, ancora una volta, la necessità di un profondo ripensamento delle regole, dei controlli e della trasparenza dei mercati, che deve diventare un imperativo a tutti i livelli e per tutti gli operatori, società di rating, banche, operatori finanziari, autorità di controllo ecc.
Auspichiamo quindi interventi precisi, quanto tempestivi, sul fronte della garanzia al credito e del sostegno agli investimenti in particolare alle piccole imprese e su questo fronte diventa  quindi ancora più urgente potenziare il ruolo dei Consorzi Fidi, valorizzando la loro funzione fondamentale che consiste nel fornire garanzie per consentire ai piccoli imprenditori di ottenere i finanziamenti necessari ad effettuare investimenti e creare occupazione.
Bisogna ricordare  che la banca, nella sua funzione di gestione del credito e del risparmio non è un'impresa come le altre, con la pura e semplice vocazione al profitto, ma che essa dispone di denaro altrui e deve renderne costantemente conto, e che gli istituti di credito hanno senso soltanto se contribuiscono allo sviluppo dell'economia generale e al benessere sociale, e non solo ai loro azionisti.

Anna Longobardi, responsabile marketing di Unimpresa

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venerdì, 17 ottobre 2008

UN PONTE SUL MEDITERRANEO PER LE FONTI RINNOVABILI DI ENERGIA

Dal primo al 4 ottobre, a Roma, nell’ambito del Salone Internazionale dedicato all’energia, si sono svolte molte conferenze, corsi di formazione e seminari sull’energia eolica e di tutte le altre fonti rinnovabili in Europa, nel mondo e in particolare  nel Mediterraneo.
Gli argomenti trattati sono stati quelli riguardanti eolico, solare, idrico, biomassa, biocarburante e tutto ciò che influenza i cambiamenti climatici.
La presenza di molti espositori provenienti da tutti i Continenti, e l’importanza degli argomenti affrontati nelle relazioni svolte da personalità del mondo scientifico, tecnico, economico e politico, ha richiamato l’interesse di ingegneri, progettisti, industriali, società di import-export, imprenditori, ricercatori, studenti e insegnanti, nonché di privati cittadini che, ormai sempre più numerosi, sono convinti della necessità di un impegno comune per risolvere i problemi energetici e ambientali del nostro tempo.
E’ stato per tutti un importante momento di incontro, di contatti e di scambi di informazioni tra visitatori ed esperti del settore, provenienti anche da Paesi lontani come Cina, Giappone, Canada, Stati Uniti, Australia e dai più importanti Paesi europei.
La manifestazione fieristica è stata anche una testimonianza dell’impegno delle imprese italiane per contribuire al progresso, nel campo delle tecnologie, per la produzione di energia pulita.
L’evento ha suscitato molto interesse, ma anche qualche preoccupazione a causa del momento critico che l’economia mondiale sta attraversando e per le difficoltà dei gruppi finanziari statunitensi che si ripercuotono, in maggiore o minore misura, su tutta l’economia mondiale.
Una delle vie per uscire da questa crisi è quella che i governi, a cominciare da quelli dei maggiori Paesi industrializzati, riprendano il controllo, sul modo di operare spesso truffaldino, di alcuni gruppi finanziari e stroncare sul nascere le iniziative che danneggiano l’economia reale, basata sulle attività delle imprese (piccole, medie e grandi) che producono ricchezza e benessere, utilizzando le capacità professionali di tutti i lavoratori.
Nonostante tutte le difficoltà incontrate dai nostri imprenditori, anche nel comparto energetico, nei rapporti con le banche, con la burocrazia e con quanti remano contro il progresso nel campo delle energie rinnovabili, per difendere posizioni economiche e di potere personale, si assiste ai grandi balzi in avanti che si compiono nel campo della produzione dell’energia pulita.
Dobbiamo augurarci che anche i flussi finanziari vengano indirizzati verso le iniziative in grado di produrre benessere e ricchezza per tutti e non siano orientati verso attività speculative in mano al bando di avventurieri per perseguire solo il tornaconto personale, come, purtroppo, spesso avviene.

Bruno Latella, presidente onorario Unimpresa

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venerdì, 17 ottobre 2008

PRINT, DAL LOCALE AL GLOBALE

Il processo di globalizzazione ha stimolato la centralità delle realtà territoriali. Il sistema locale è stato riscoperto come fonte importante di vantaggio competitivo e di organizzazione economica all’interno di un sistema geopolitico sempre più globalizzato. A partire dal Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, si attribuisce all’internazionalizzazione la capacità di intervenire in modo significativo su alcune variabili fondamentali per lo sviluppo territoriale.
A tale riguardo è interessante il modello del PRINT (“Programmi Regionali per l’Internazionalizzazione”) del Ministero degli Affari Esteri e delle Attività Produttive che riguarda  un documento di accompagnamento alla programmazione economica e finanziaria di una Regione. È uno strumento di monitoraggio e valutazione delle attività internazionali svolte dai vari settori dell’amministrazione regionale. È stato messo a punto da “Italia Internazionale: Sei Regioni per cinque Continenti”, il progetto di assistenza tecnica in cui rientrano le Regioni definite dell’obiettivo 1 dalla Commissione europea, ossia le regioni con un Prodotto Interno Lordo (Pil) pro-capite inferiore al 75% della media comunitaria: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia. Ad esse si aggiunge il Molise, unica regione in sostegno transitorio. Nel 2007-2013, la funzione del PRINT sarà di tracciare la strategia della Regione sui processi di integrazione con i territori comunitari e di cooperazione e partenariato con i territori esterni all’Unione Europea. Attualmente, lo strumento principale di attuazione del PRINT sono i Programmi Operativi Regionali 2000-2006. Questi, in alcuni casi, sono stati profondamente trasformati nel medio periodo prevedendo ex-novo aiuti pubblici alle imprese e azioni di accompagnamento e di sistema: fiere e mostre, missioni ed eventi, studi e reti, sportello per l’internazionalizzazione delle PMI e Progetti-Paese o settoriali; promozione di accordi ed intese con enti esteri; eccetera.
I settori di intervento spaziano dalla formazione alla finanza locale; dal turismo ai beni culturali; dall’ambiente allo sviluppo sostenibile; dall’internazionalizzazione delle PMI alla comunicazione.
Alcune azioni sono realizzate con la collaborazione dell’Istituto per il Commercio con l’Estero (ICE) e della SIMEST S.pA (Società pubblica per le imprese all’estero).
L’assistenza alle Regioni è concordata nell’ambito di Piani annuali ed è assicurata da una “Task Force Internazionalizzazione del Ministero delle Attività Produttive (TFI - MAP)”, formata da professionisti aventi esperienza decennale nella definizione di progetti di internazionalizzazione e nella gestione dei Fondi Strutturali Comunitari.
I referenti regionali della TFI – MAP coordinano e coadiuvano l’assistenza tecnica prestata in loco attraverso i Presidi Regionali di Assistenza Tecnica, operativi in ciascuna Regione Ob. 1 e formati da team di esperti nella internazionalizzazione aventi una profonda conoscenza del tessuto produttivo locale.
Se il PRINT è lo strumento di programmazione che permette di rendere organica l’azione pubblica, il progetto Paese rappresenta lo strumento operativo con il quale lo sviluppo locale può confrontarsi secondo una logica che mira creare un’immagine forte e unitaria della regione. I “Progetti Paese” rappresentano una nuova metodologia  diretta a coinvolgere l’intero tessuto imprenditoriale locale in detti Paesi-target, (mercati maturi, area cd. Di vicinato, paesi Bric, nuovi mercati focus) facilitando le PMI ad intraprendere il complesso percorso di internazionalizzazione.
Il progetto di Italia Internazionale, ha visto cosi esprimersi, nella sua migliore formula, che vede al centro della sua azione lo sviluppo delle aree distrettuali e dei sistemi locali, mediante gli ultimi progetti sviluppati grazie alla collaborazione dell’Eurosportello della CCIA di Napoli e della rete di Sprint Campania. I due progetti hanno riguardato una task-force italo-russa, puntando allo sviluppo di due aree distrettuali, che rappresentano il cuore della produttività campana: il Polo orafo Campano (che comprende Tarì, Oromare, borgo degli orefici e Vulcano Prom Art) e i distretti del Tessile abbigliamento e Calzature dell’area Giuglianese e S.Giuseppe Vesuviano, per un totale di circa 40 mila imprese coinvolte in un area di 48 comuni.

Anna Longobardi, responsabile marketing Unimpresa

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categoria: lavoro, economia, associazioni, territorio, imprenditoria


venerdì, 10 ottobre 2008

LA PAGELLA DEL TURISTA VIAGGIA ONLINE

Oggi la promozione del settore turistico non è più esclusiva delle comuni tecniche di  pubblicità. Ci si affida ormai a network virtuali e a comunità online, formate da addetti ai lavori e non.
Sono sempre di più, infatti, i siti che ospitano forum di viaggiatori, che attraverso i loro racconti e le loro esperienze, negative o positive che siano, concorrono alla promozione e alla conoscenza di località turistiche e delle annesse opportunità ricettive. Secondo quando dichiara al settimanale Economy Carlo Liotti, vice presidente e responsabile delle relazioni commerciali di American Express Services Europe, ben il 97 per cento degli albergatori italiani vede la presenza e la crescita dei contenuti generati dagli utenti più come un’opportunità che come una minaccia. Anche se c’è da dire, prosegue Liotti, che “purtroppo solo il 13% di essi risponde agli utenti”.
Annarita Siniscalchi
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categoria: economia, marketing, turismo, tecnologie, attualitĂ , imprenditoria








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Benvenuti. Sono Luigi D'Alise, giornalista professionista freelance, ideatore e moderatore di questo blog, realizzato per Unimpresa, l'Unione Nazionale di Imprese, associazione che riunisce micro, piccole e medie imprese.
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